Ikea sure makes Chinese shoppers comfortable. Customers of all ages nap on sofas and beds in showrooms all over China.
The Swedish furniture giant has had enough. In April 2015, a Beijing Ikea store introduced a new regulation, banning people from sleeping on furniture displays. But customers did not obey the rules. And Ikea staff members have found it difficult to implement the no-nap policy.
Colgo il trend per dirvi che il 50% di tutti gli esseri umani che hanno vissuto sul pianeta terra dalla notte dei tempi è stato ucciso dalla malaria.
E da parecchi altri batteri, virus e parassiti trasportati da questa silenziosa e letale Puttana dell’Apocalisse.
Voi non dovreste proprio aver paura di ragni, vespe e serpenti ma delle Culicidae in tutte le sue 3450 varianti di specie.
Ma che cosa rende letale questo dittero vampiro?
Il fatto che l’evoluzione lo ha fatto diventare una piastra di Petri volante cioè un contenitore eccelso affinché i patogeni che hanno imparato a farlo (per fortuna relativamente pochi) possano replicarsi all’interno di esso, raggiungere le ghiandole salivari ed essere nuovamente iniettati nella preda successiva.
Il Plasmodium (falciparum, vivax, ovale e malariae) è uno sporozoo ma esistono decine di altre infezioni che la zanzara può trasmettere.
Tra le più diffuse:
il virus della febbre gialla
la dengue
la chikungunya
il west nile virus
la febbre della Rift Valley
la febbre del Ross River
l’ecefalite di St. Louis
l’encefalite giapponese
il parassita della filariosi linfatica
la tularemia
Ma come si può intuire anche dai nomi, ognuna di queste infezioni è epidemica in uno o più luoghi specifici del nostro pianeta perché trasmissibile solo da un certo tipo di zanzara che ha trovato le condizioni climatiche adatte alla propria sopravvivenza. Le uniche zone esenti dal rischio di trasmissione infettiva sono l’Alaska, la Groenlandia, la Siberia, l’Artide e l’Antartide… grazie al cazzo, zanzare di merda muorite nel gelo.
Come quella stronza della Zanzara Tigre (Aedes albopictus) ha dimostrato, ogni tanto può succedere che una specie considerata nostrana (Culex pipiens) sia praticamente soppiantata da una non autoctona che ha maggiori capacità di adattamento (le femmine di Aedes si nutrono per tutto il giorno per suggere le proteine per le loro uova e hanno bisogno di meno acqua per deporle) ma la natura funziona così: noi plasmiamo l’ambiente a nostro favore e lei ci ringrazia con nuovi cancheri.
L’Anopheles (quella della malaria) l’abbiamo debellata grazie a LVI che ha bonificato la maggior parte delle paludi italiane e ha sparso tonnellate di DDT (grazie Benny&co per aver selezionato specie resistenti agli insetticidi) ma come si può vedere dalla mappa sottostante, si tratta di una partita a Risiko
Dove spostare i carrarmati è solo una questione di opportunità e convenienza ambientale, quindi di tempo.
Per alcune malattie esistono vaccini che è bene facciate solo e soltanto qualora decidiate di visitare i paesi in cui l’infezione è endemica, mentre per la malaria nessun vaccino ma solo una nauseante (letteralmente) terapia profilattica per tenervi coperti mentre le zanzare pasteggiano con voi (no, il chinino non si usa più).
Per ciò che riguarda quello che ognuno di noi può fare a casa propria (e senza che questo suoni come una chiamata alle armi contro l’apocalisse zanzombie), si tratta semplicemente di montare zanzariere o tenere la zanzariera modello coloniale sul letto, fare disinfestazioni periodiche con tempi e modi appropriati (ricordate Benny?) e… TOGLIERE QUEL CAZZO DI CONTENITORI PIENI D’ACQUA ABBANDONATI IN GIARDINO DOVE LE ZANZARE VANNO A DEPORRE LE UOVA!
Per concludere, la natura non sta cercando di ucciderci.
Siamo troppo insignificanti in questa partita di backgammon giocata con milioni di dadi per essere qualcosa di più di una delle migliaia di varianti sperimentali di prove di evoluzione. Ce la stiamo cavando, certo, ma quasi tutte le specie su questo pianeta se la stanno cavando meglio di noi e le centinaia di miliardi di zanzare ronzanti sul pallido puntino blu lo dimostrano egregiamente.
Stiamo umili e con lo sguardo basso e forse arriveremo sani al Primo Contatto.
This is one of the best pieces of comedy that I have ever had the pleasure of witnessing. I love this. I have been looking for this online for awhile.
[Audio transcription: I wanted to tell you one story. Uh. This is the story of the best meal I’ve ever had in my life, okay. Happened when I was eleven years old in Chicago, IL where I grew up. I went to a place called the Salt & Pepper Diner, uh, with my best friend John. We walk into the diner one day, and they had a jukebox there, okay? And the jukebox was three plays for a dollar. So we put in 7 dollars and selected 21 plays of of Tom Jones’s What’s New Pussycat. And then we ordered and waited.
Here’s the thing about when, uh, What’s New Pussycat plays over and over and over and over and over again. The second time it plays, your immediate thought is not ‘hey someone’s playing What’s New Pussycat again.’ It’s ‘hey, What’s New Pussycat is a lot longer than I first thought. The third time it plays you’re thinking maybe someone’s playing What’s New Pussycat again. The fourth time it plays you’re either thinking ‘whoa someone just played What’s New Pussycat FOUR TIMES or at least someone played it twice, and it’s a really long song.’ So the fifth time is the kicker, alright?
Now, John and I we’re watching the entire diner at this point, alright? Most people have gotten wind as to what’s going on. And we’re staring at this one guy and he’s sitting in like a booth with his stupid kids jumping around, and he’s like staring at his coffee cup like this, and he’s been onto us since the beginning. And he’s sitting there, and his hand is shaking, and he had this look on his face like, aw, like he had just gotten his thirty day chip from anger management. And he’s staring like this, and the fourth song fades out. It’s dead quiet. Then, I don’t know if you know this, but the song begins very quietly…
BWAAAH BWAAAAAH WHAT’S NEW PUSSYCAT and he goes GOD DAMN IT and pounds on the table, silverware flies everywhere, and it was fantastic. But a word about my best friend John and what a genius he was because when we first walked into the diner, okay? When we first got there and I’m punching in the What’s New Pussycats alright? I’ve punched in like 7 at this point then John says to me ‘hey hey hey before you punch in another What’s New Pussycat let’s drop in one It’s Not Unusual.’
Oh yes. That is when the afternoon went from good to great. After sevenWhat’s New Pussycats. In a row - It played seven times. Suddenly - Dum da dum, IT’S NOT UNUSUAL and the sigh of relief that swept through the diner. People were so happy. It was like the liberation of France. You know for years scientists have wondered can you make grown men and women weep tears of joy by playing Tom Jones’s It’s Not Unusual and the answer is yes you can. Provided that it is preceded by seven What’s New Pussycats. It’s true. Dead honest.
And on the other hand. When we went back. Holy shit. It’s Not Unusual fade out. It’s dead quiet. BWAAAH BWAAAAH WHAT’S NEW PUSSYCAT people went insane. People went out of their minds. No one could handle it. No one could handle it. And they were surrounded by this seemingly indifferent staff that was just like ‘yup some crap as always.’
They unplugged the jukebox after eleven plays. And that was the best meal I ever had.]
reblogging again coz this time it has audio transcription (bless you) and it’s still forever hilarious omg
If this is your first time seeing the Salt & Pepper Diner story, I envy you. Sometimes I wish I could hear it again for the first time.
My boyfriend will do this joke at the drop of the hat. With no warning. He knows this joke by heart. Yes, I am calling you out @smallreferencepools. I love you.
Dev’essere stato il 1993, era certo un giorno imprecisato di tarda estate. Stavo sul sedile passeggero di una Uno bianca, segnata sulle fiancate con la scritta “Servizi Vigilanza Costa Smeralda”. Al volante c’era Mario, un collega anziano. Giravamo a passo d’uomo per le stradine del Pevero golf club, quando dal cancello di una villa uscì il proprietario con due valigie, una per mano. Mario lo riconobbe – Mario in Costa Smeralda conosceva tutti – e si precipitò a salutarlo. “Buonasera signor X. Sta partendo?” Quello ci fissò con una delle espressioni più sprezzanti che abbia visto in vita mia su un volto umano, poi rispose. “Sì, parto. Torno a lavorare. Se noi non lavoriamo, chi vi mantiene voialtri?” Aveva una villa in Costa Smeralda, versava le quote consortili che servivano anche a pagare gli stipendi delle guardie giurate come noi. Questo gli dava il diritto di insultarci, trattandoci da parassiti. Mario aveva una ventina d’anni di servizio alle spalle e sulle spalle, condotti con dedizione e impegno. Lo vidi accasciarsi, ferito nell’orgoglio, disarmato di parole, abbattuto da quella risposta così vile e violenta. Ingranò la prima e ce ne andammo, in silenzio. Me lo ricordo sempre, questo fatterello, perché ripensandoci ho maturato un rimpianto ed un rimorso: sarebbe stato mio dovere scendere e insultarlo, quel condomino arrogante. Mario aveva una famiglia, un’età, il dovere della prudenza. Io avevo 22 anni e poco o nulla da perdere. Invece finì così, senza un fiato.
Però non sempre finisce così. Non sempre finisce con un lasciamo perdere o una bocca serrata per il quieto vivere.
Un sabato di un’estate di una decina d’anni fa, una mia amica dipendente di una lavanderia. Alla mia amica daremo un nome di fantasia: Sonia. Si presenta un turista, deposita sul banco un sacco gonfio di biancheria da lavare, esige di poterla ritirare il giorno dopo. Sonia: “Noi di domenica siamo chiusi, possiamo consegnarle la sua roba lunedì”. Turista: “Come sarebbe a dire domenica siamo chiusi? Voi sardi vivete grazie ai nostri soldi e la domenica vi permettete di chiudere?”. Sonia: “Se le sta bene è così, altrimenti può riprendersi la roba e andare da un’altra parte”. Il turista borbotta, mugugna e protesta, ma alla fine china la testa e si rassegna a ritirare le sue mutande di lunedì. E il lunedì, infatti, si ripresenta. E di fronte, al banco, trova nuovamente Sonia, che prontamente consegna la biancheria lavata e stirata. Turista: “Quanto le devo?” Sonia: “Nulla, a posto così”. Turista: “Come sarebbe a posto così?” Sonia: “Sarebbe che offro io. Così, solo per dimostrarle che a sopravvivere ce la possiamo fare anche senza i suoi spiccioli”.*
*Il conto della lavanderia era di 48 euro.
—> di Francesco Giorgioni Sardo
Nato nel 1971 ad Arzachena ed ivi smisuratamente ingrassato negli anni seguenti, figlio di camionista e casalinga. Titoli appesi alle pareti: laurea in Lettere moderne all'Università di Sassari, iscrizione all'albo dei giornalisti professionisti, guida nazionale di mountain bike, presidente della Asd Smeraldabike, direttore della testata Sardegnablogger. È stato redattore di tre diversi quotidiani sardi: dal primo è stato licenziato, gli altri due sono falliti. Nel novembre del 2014 è uscito il suo primo e-book “Cosa conta”.
"Before 2014, if you were born with congenital heart disease like my son was," Kimmel said in an emotional monologue, "there was a good chance you'd never be able to get health insurance."